quarta Domenica di Quaresima

 

DOMENICA 3 APRILE 2011
QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
Domenica “laetare”

Esame di coscienza:
Gesù acqua che dà vita
Gesù acqua che purifica

Gesù sazia la nostra sete, ci aiuta a scegliere la sete giusta e, con la sua parola, ci aiuta a saziarla.
In questa settimana siamo stati attenti a non sprecare acqua?

In questa quarta domenica la Parola di Dio ci presenta il Battesimo
come la luce della nostra vita
come guida per vivere da figli della luce
come persone diventate capaci di governare la propria vita perché illuminate dalla luce di Gesù.

PRIMA LETTURA
Questa lettura ci presenta la chiamata di Davide ad essere il nuovo re di Israele.
La parola di Dio sottolinea l’iniziativa di Dio e i criteri di scelta che non sono umani ma divini, perché Dio vede il cuore e non le apparenze.
Il re Davide sarà un punto di riferimento fondamentale per la storia della salvezza che raggiungerà il culmine nel Messia, il “figlio di Davide”, l’uomo Gesù il Figlio di Dio incarnato.

Prima Lettura 1 Sam 16, 1b.4a. 6-7. 10-13a
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.
Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.
Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

 

Salmo Responsoriale Dal Salmo 22
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA
San Paolo ci ricorda che cosa ha operato in noi il Battesimo: ci ha fatto figli della luce e come tali dobbiamo comportarci. Le opere della luce sono bontà, giustizia e verità.
San Paolo ci invita a svegliarci perché la vita del cristiano è una scelta continua tra tenebra e luce e solo Dio, in Gesù, ci aiuta a capire che la nostra realizzazione è fare la sua volontà.

Seconda Lettura Ef 5, 8-14
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».

VANGELO
Il miracolo della guarigione del cieco nato è la catechesi che ci aiuta a comprendere la nostra cecità e la luce che Gesù ci dona con il Battesimo. La fede richiesta da Gesù è la condizione necessaria per seguirlo e accettare di fare della nostra vita un cammino insieme con Lui.

Dal vangelo secondo Giovanni

 

Vangelo Gv 9, 1-41

[ In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita ] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo,
[ sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
] Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
] Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
[ Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
] Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

OMELIA

La parola di Dio ci fa fare tre riflessioni sul Battesimo:

La prima riflessione è sul fatto che il Battesimo è la vista che Gesù ci regala per vedere la luce.
La vista naturale e la vista della fede:
La vista naturale: quale grande dono poter vedere!
Attraverso questo senso noi godiamo delle bellezze del creato, possiamo apprezzare le altre persone ed incontrarci con esse, possiamo dire di qualsiasi cosa o persona:”è bella”. Noi assaporiamo la bellezza attraverso la vista. Tutto questo possiamo fare perché e finché c’è la luce, nelle tenebre non vediamo, non apprezziamo, non assaporiamo.

La vista della fede ci aiuta a vedere la nostra vita con gli occhi della verità di Dio.
Nel Battesimo viene consegnato il cero acceso che è simbolo della luce di Gesù, dello Spirito Santo che ci è donato, della fede che ci fa accettare di camminare nella nostra vita con Dio.

 La seconda riflessione è sull’invito che ci fa San Paolo a camminare nella luce, come figli della luce e questo cammino è vivere nella bontà, nella giustizia e nella verità.
Nel programma di vita battesimale si danno i criteri di fondo per relazionarsi con Dio, con se stessi, con gli altri e il creato.
Il fondamento dei criteri è avere il cuore grande come il Padre celeste che fa splendere il sole e fa piovere su tutti, senza alcuna distinzione. Così deve essere il nostro cuore e la nostra vita: aperta all’amore verso il prossimo, senza fare alcuna distinzione.

 La terza riflessione scaturisce dalla prima lettura: nel rito del Battesimo,con l’unzione del sacro crisma, siamo stati consacrati sacerdoti, re e profeti.
Essere consacrati re vuol dire che riceviamo l’aiuto e le indicazioni per governare bene noi stessi.
Quali sono queste indicazioni?
Apprezzarci in modo giusto: conosciamo la nostra identità, la nostra mèta e gli strumenti che abbiamo per raggiungerla.
Conoscere se stessi e regolare i nostri istinti e i nostri sentimenti.
Amarci e sapere che raggiungiamo la nostra felicità tanto quanto realizziamo la felicità degli altri.

 Impegno proposto per questa settimana: usiamo gli occhi per vedere cose buone e ringraziamo il Signore per le meraviglie che ci fa contemplare.

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